E' risaputo che il nostro Paese in quanto a libertà di stampa lascia alquanto a desiderare, basta pensare alle domande telecomandate rivolte al Premier in ogni sua apparizione televisiva, alla manciata di persone e lobby che detengono la proprietà dei media (a destra come a sinistra), dalla carta stampata alla tragica situazione delle reti televisive, un oligopolio che è quasi un monopolio.
Se la Freedom-house nel suo annuale catalogo dello stato della libertà di stampa nei vari paesi del globo ci mette al settantesimo posto come paese solo parzialmente libero, forse anche esagerando, non è di certo così lontana dalla realtà.
Tragicomica è la situazione dei politici che nonostante conoscano questa situazione, continuano a lamentarsi e a minacciare la chiusura di trasmissioni televisive o giornali che provano a discostarsi dal desolante spettacolo dell'opinione pubblica nostrana asservita e (mi ripeto) telecomandata dall'alto. Attribuire poi la perdita delle amministrative ai media, come ha fatto Silvio Berlusconi, immemore del fatto che contro ogni regola sulla par condicio (altra legge di cui in un paese civile non ci sarebbe bisogno) durante la stessa campagna elettorale abbia fisicamente occupato ogni rete televisiva pubblica e non, è follia di onnipotenza pura, da ricovero.
Prendendo spunto da questa situazione, vi propongo una summa dell'analisi operata da Noam Chomsky sui motivi dei filtri e sul modello di propaganda che i media usano per scegliere le notizie, contenuta ne 'La Fabbrica del Consenso', provate a confrontarla con la situazione italiana, è piuttosto calzante.
- Orientamento al profitto delle imprese dominanti nel campo dei media
- Ruolo primario della pubblicità come fonte di finanziamento
- Uso fiduciario delle informazioni fornite dal governo
- Ricorrenza di attacchi polemici concertati per disciplinare i media
- Anticomunismo come religione nazionale e meccanismo di controllo

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