Bombardo sì, Bombardo no, la ridicola politica estera del Governo


Gheddafi, Mubarak, Ben Ali, Lukashenko e Putin, questi sono gli amici del governo a detta,senza vergogna, dei suoi stessi (nonchè nostri stessi) rappresentanti, gli stessi che in questo periodo non se la passano di certo bene e probabilmente trascineranno nel baratro anche noi.La spregiudicata politica estera del governo italiano di accordare il proprio consenso a leader di indubbio valore criminale, meglio dire veri e propri dittatori, oggi pesa naturalmente a livello internazionale, dopo lo scoppio della primavera nordafricana ci troviamo isolati non solo nello stesso nord-Africa ma anche in Europa, privi di qualsiasi supporto e di qualsiasi credibilità.

Pensiamo all'atteggiamento del nostro ministro degli esteri Frattini nel gestire le prime avvisaglie della rivolta libica, dapprima rilascia sbilanciatissime dichiarazioni sul supporto ed aiuto da garantire all'amico Gheddafi, poco dopo ritratta affermando che l'Italia comunque non sarebbe intervenuta nè a supporto dei rivoltosi nè del leader libico, successivamente si schiera con la Francia e gli Stati Uniti garantendo le basi di appoggio italiane ma negando un intervento militare diretto italiano nel conflitto, notizia di oggi, è in discussione la possibilità che aerei del contingente italiano partecipino ai bombardamenti. Quel che si dice lungimiranza.

Ma tra le forze al governo c'è ancora qualcuno di più ridicolo, stiamo parlando dell'alleato, la padana Lega Nord, contraria al conflitto, vota contro ma poi si dice favorevole purchè non si intervenga in modo diretto nella questione, ora che si interverrà in modo diretto probabilmente (è bastata una telefonata del premio Nobel per la Pace e Presidente USA Obama) si prostrerà nuovamente, c'è da scommetterci, sbotterà un po' ma poi per amor della non-coerenza che la contraddistingue sarà della partita. Contenti i suoi elettori.

Un governo di dilettanti, una politica estera ridicola, e l'ennesima guerra-corsa alle materie prime, perchè a quanto pare il fine giustifica i mezzi.

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