Il Nucleare e la paura da referendum


Che il nucleare non sia una scelta responsabile di politica energetica è sotto gli occhi di tutti, non tanto per i costi comunque esorbitanti sia delle materie prime (scarse) che della gestione della centrali nucleari, non tanto per la paura atomica simil Chernobyl o Fukushima, quanto per il processo post-produttivo di smaltimento delle scorie radioattive (un esempio, la Germania ed i problemi con il sito di stoccaggio della miniera di Asse).

La scelta del nucleare a detta dei politicanti sembrava quasi obbligata, poteva liberare l'Italia dalla morsa della dipendenza energetica, ma si è trasformata in un nuovo ponte sullo stretto, un tormentone elettorale del governo del fare, l'ennesima promessa a vuoto.

Il dietro-front del governo sicuramente non farà piacere ai creditori dell'Italia (una parte consistente del nostro enorme debito pubblico è francese, come tutti sanno) ma in questo momento (politicamente) è più importante non raggiungere il quorum al referendum del 12-13 Giugno che tra i quesiti oltre alla questione del nucleare e dell'acqua pubblica ne presenta uno sul legittimo impedimento, norma tanto cara ad una certa parte politica. 
Si pensa, dunque, che gran parte degli aventi diritto rinunceranno al loro voto referendario (un po' per disinteresse, un po' per pigrizia) visto l'abbandono della questione nucleare.

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