G8 Genova, le torture della Caserma di Bolzaneto

Ecco uno stralcio significativo delle motivazioni della sentenza di condanna depositate dai giudici relative a quanto accaduto nella Caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001

[...] Dalla messe dei suddetti riscontri sono risultate pienamente provate le seguenti condotte tenute nel sito di Bolzaneto in danno degli arrestati e fermati: 
1) insulti e percosse inflitti durante gli assembramenti di appartenenti alla varie forze di polizia presenti nella caserma, che si formavano all’arrivo dei gruppi di arrestati, sia pure non con sistematica frequenza [...] 
2) posizione vessatoria ( consistente nell’imposizione dello stazionamento in piedi, a gambe divaricate e braccia alzate diritte sopra la testa) nel cortile, contro il muro della palazzina dove erano situate le celle o contro la rete di recinzione del campo da tennis a essa prospiciente ovvero nei pressi della attigua palazzina dove si effettuavano le operazioni di fotosegnalamento; 
3) passaggio nel corridoio tra due ali di agenti di diverse forze che percuotevano con schiaffi e calci, tentavano di far cadere a terra gli arrestati sgambettandoli, ingiuriavano e, spesso, sputavano; 
4) posizione vessatoria di stazionamento in cella, che poteva essere o identica a quella che veniva fatta assumere in cortile ovvero in ginocchio con il viso rivolto alla parete e veniva fatta mantenere per ore e ore ( addirittura, in certi casi, per 10, 18, 20 ore e oltre ), senza possibilità di riposo o di sedere, se non per pochi minuti [...] 
5) posizione vessatoria di transito, durante i passaggi in corridoio e nel percorso verso l’edificio del fotosegnalamento, consistente nell’obbligare gli arrestati a tenere la testa abbassata sin quasi all’altezza delle ginocchia e/o nel torcere dolorosamente loro uno o entrambe le braccia dietro la schiena;                                                                                                                                   
6) altre posizioni vessatorie, quali, per es., quella c.d. della “ballerina”, consistente nel restare in piedi, in equilibrio sulle punte dei piedi o su una gamba sola [...] o quella rappresentata dal restare per ore con le mani strette dai “laccetti” di plastica [...];                                                  
7) obbligo di rimanere nelle suddette posizioni imposto anche alle persone ferite o che, comunque, si trovavano in stato di menomazione fisica [...];
8) percosse in tutte le parti del corpo, compresi i genitali, ( con conseguenti lesioni in vari casi ) inferte con le mani coperte da pesanti guanti di pelle nera e con i manganelli [...] 
9) spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle, che hanno anche comportato, [...], un malore accompagnato da forti conati di vomito 
10) insulti di ogni tipo, da quelli a sfondo sessuale, diretti in particolare alle donne ( puttane, troie), a quelli razzisti a quelli di contenuto politico ( comunisti merde, zecche comuniste, rossi bastardi, siete peggio della merda, bastardi comunisti), minacce, che variavano da quelle di percosse e, addirittura, di morte, a quelle di stupro , costrizioni a pronunciare frasi lesive della proprie dignità personale, quali “sono una merda”  e frasi o inni al fascismo, al nazismo, a Mussolini e Hitler, a sfilare lungo il corridoio facendo il saluto “romano” e il passo c.d. “dell’oca” [...] 
11) taglio forzato dei capelli [...] e distruzione di oggetti personali ( per es. cellulari, monili etc); [...] 
12) sottoposizione degli arrestati a lunghe attese prima di essere accompagnati ai bagni, tanto da costringere molti di loro a urinarsi addosso [...] 
13) marchiatura su una guancia, con un pennarello colorato, degli arrestati alla scuola “Diaz”, come se non di persone si trattasse, bensì di capi di bestiame o di imballaggi di merci. [...]

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