Perchè un Premier ricattabile non fa bene al Paese

Silvio Berlusconi non se la passa di certo bene in questo periodo, diciamo più onestamente che la diagnosi più precisa è che sia sull'orlo di una crisi di nervi, la batosta delle amministrative ha allontanato l'alleato Bossi e tutto il suo entourage, la base romana del Pdl è in rivolta per la volontà leghista fantapolitica di portare due ministeri al Nord e a livello internazionale viene ormai trattato come un appestato, i leader internazionali lo scansano quasi fosse un untore di manzoniana memoria, quelli invece che ne avevano stima incondizionata sono dittatori fuggiaschi nei loro stessi Paesi. 
Non giova certo alla funzione ed al personaggio la figuraccia di ieri, ma questo non è altro che l'ennesimo sintomo di un malessere in cui Silvio si è cacciato con le proprie mani, è al tempo stesso ricattabile ed isolato, ricattabile da tutti coloro che sanno dei suoi vizi privati (il confine tra vizio e reato è piuttosto labile in queste vicende), ricattabile da tutti coloro che gli sono alleati e cercano di rosicchiargli quel poco di potere ancora rimastogli ed , infine, isolato pubblicamente dagli stessi che più o meno privatamente lo ricattano.
Come Riccardo III che supplicava un cavallo in cambio del suo regno, così il Premier, cerca in tutti i modi di elemosinare quella tanto agognata riforma della (sua) giustizia che potrebbe garantirgli un' uscita di scena dorata, ma l'esito dei ballottaggi delle amministrative e la perdita del feudo milanese potrebbe decapitare ulteriori teste delle maggioranza e allora l'isolamento diverrebbe cronico e lo spettro di nuove elezioni dall'esito incerto una più che probabile realtà.
Di sfondo, l'Italia.

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